Il progetto

 

365D TRECENTOSESSANTACINQUE GIORNI  DA DONNA

 

Nasce da un’idea di Marzia Messina che ha fortemente voluto lavorare con le donne, per le donne, in uno dei periodi peggiori in Italia per lo sfruttamento del loro corpo nei media e nella pubblicità. Ogni programma televisivo o prodotto commerciale, sembrava necessitare dell’accompagnamento di una o più figure femminili provocanti o seminude, artefatte, proiettando un’immagine distorta della realtà, e certamente lontana dal rappresentare la maggior parte delle donne. Questo progetto comincia pertanto da una necessità, quella di ritrarre e mostrare un’altra visione delle donne più autentica, una faccia secondo la sua opinione più sincera. Ha cercato di rappresentare un altro modello di donna mediante la fotografia e le parole, quelle delle stesse partecipanti al progetto.

Per due anni Marzia Messina “Creative director”, Sham Hinchey “Fotografo” e Claudio Conti “Designer” hanno attivato una lunga ricerca e raccolta di testimonianze scritte, ritratti fotografici e brevi clip video.

Ne risulta un’antologia di 365 racconti, 365 ritratti fotografici, 365 Donne.

 

Hanno potuto vedere realizzato “365D – Trecentosessantacinque giorni da donna” grazie al contributo di Carefree che ha creduto “a prima vista” nel progetto.

 

 

 

LA FOTOGRAFIA

 

Tutti i ritratti sono stati scattati in Backspace Studio di Roma dal fotografo Sham Hinchey. L’intenzione fotografica era rappresentare senza alcuna distinzione ogni donna che arrivasse a posare per 365D, applicando le stesse condizioni di lavoro, stessa luce, stesso fondale. Unica differenza i volti nei quali il fotografo ne evidenzia la profondità, l’unicità e la bellezza, illuminando i visi senza nascondere o esaltare eccessivamente i segni caratteristici dell’età e dell’espressione, ma rivelandone la qualità. Non ha fotografato il corpo delle donne, le protagoniste di 365D si esprimono attraverso gli occhi contrapponendosi alle immagini standard dei calendari che impiegano figure femminili.

 

Il tempo trascorso dal fotografo con ogni donna era spesso limitato, moltissime di loro le ha incontrate solo pochi minuti prima dello shooting e la maggior parte non erano abituate ad essere fotografate.

Sham Hinchey ha cercato di individuare ogni volta un linguaggio con il quale arrivare immediatamente ad un’intesa, la sinergia tra lui e il soggetto era essenziale, pertanto era necessario infondere un’atmosfera distesa per raggiungere un dialogo sincero e rilassato. Questo modo intenso di comunicare e relazionarsi alle 365 donne gli ha permesso di esplorare una moltitudine di caratteri, personalità e stati di animo, una gamma che ha toccato picchi e sfumature emotive dall’euforia alle lacrime. Solo in questa maniera ha potuto ottenere qualcosa di unico e autentico con ognuna di loro.

La foto giusta di solito si materializzava nel momento in cui le donne di fronte all’obiettivo riuscivano ad abbandonarsi alla decisione, cosciente o no, di fidarsi del fotografo e di conseguenza fidarsi di loro stesse.