Concita De Gregorio presenta il progetto 365D

Postato in Donne, In Evidenza | Postato il 20 febbraio 2012

Direte, guardando questi ritratti: sono tutte bellissime. E perciò penserete, come io ho pensato osservandole mentre ascoltavo le parole appassionate e semplici dei ragazzi che mi raccontavano il loro progetto: non possono essere donne qualunque, donne avvicinate al mercato di Trastevere per chiedere loro di lasciarsi fotografare, amiche e poi amiche delle amiche. No, non può essere vero, sono troppo belle tutte per essere, come si dice con una sciocca espressione che non significa niente, “donne normali”. Saranno attrici, modelle, ballerine, donne che lavorano con e sul loro corpo. Professioniste della bellezza del volto e dell’anima, ecco.

E invece no, o meglio anche. Perché nessuno è normale, d’accordo, e perché tutti – tutte – custodiscono una bellezza nell’anima, quella che brilla o si nasconde in fondo agli occhi.

Le donne che ci guardano da queste foto sono davvero 365 persone incontrate per caso, avvicinate per strada, chiamate a far da apristrada se amiche, invitate a portare altre donne nello studio del fotografo in una catena imprevedibile sorprendente e magnifica che da quando ha cominciato a snocciolarsi ha preso un ritmo crescente. Erano dieci poi cento poi cinquecento, era un gioco poi un catalogo di vite poi un reportage poi una scommessa e una rivincita, non finiva più, il mondo entrava dentro e non c’era verso di fermarlo.
Una rivincita, perché questo libro e questa mostra fotografica sono nate in un tempo in cui pareva che le donne, in questo nostro Paese, fossero tutte uguali tutte giovani tutte magre tutte bionde, tutte identiche a quelle degli spot dei telefilm e delle cronache politiche o degli show televisivi, che per lunghi anni è stato lo stesso.
E pareva anche che le altre, quelle che non volevano o non potevano assomigliare al canone estetico (e poi culturale) dominante, fossero da escludere dal catalogo: grasse, vecchie, racchie, se indignate invidiose. “Se sei racchia stai a casa, è così ed è giusto che sia così”, diceva in quel tempo in tv Terry de Niccolò, escort, ideologa del tempo di cui si narra.

Ed è sorprendente, per chi lo avesse nel frattempo dimenticato, quanto possano essere belle tutte, le donne, invece, dove la bellezza è sempre – sempre – nella diversità, nei capelli bianchi e nelle rughe, nella pelle color oliva e in quella candida, nelle guance paffute e in quelle ossute. Nella diversità, dunque nella diversa identità. Nell’essere ciascuna un mondo, proprio quello e nessun altro, un mondo che non somiglia a nessuno. Certo poi fra 365 donne ce ne sono anche alcune che fanno l’attrice, o la ballerina, o la modella come nella vita reale capita. Poche, e davvero indistinguibili dalle altre. Una sfida, riconoscerle.

Ogni donna ha scritto una pagina: un aneddoto personale, un episodio di un momento associato a un giorno dell’anno.
È leggendo queste parole, a volte lievi altre durissime – le scarpe nere di Arzu, la bicicletta di Alice, la casa di Amra, la sciarpa di Maria – che si capisce senza più alcuna possibilità di equivoco dove sia la sorgente della bellezza, quella che si affaccia dagli sguardi e dai piccoli sorrisi. Abita in un luogo segreto, molto profondo, e si lascia vedere solo da chi ha il dono di ascoltare, di capire, di amare la vita per quello che è. Le donne per quello che sono.

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